Il Veliero, un Atto di Riconoscimento
Il ritratto è il mio strumento per misurare la società. Ed è l’unico strumento onesto per dare voce a chi viene troppo spesso ridotto al silenzio o, peggio, al pietismo.
Per questo progetto, ho scelto di immergermi nella realtà straordinaria del Veliero di Monza, un’associazione dove l’arte performativa diventa veicolo di espressione per persone diversamente abili. Questo non è un progetto sulla “disabilità”; è un progetto sulla rivelazione.
L’Etica della Sottrazione
La mia missione era chiara: azzerare il sensazionalismo. Rifiutare l’esposizione forzata, la ricerca della lacrima facile o l’esagerazione drammatica. Questi scatti sono nati dalla necessità di sottrarre il soggetto all’ombra del pregiudizio, di rifiutare la narrazione preconfezionata.
Ho ritratto i protagonisti, gli attori, nella loro essenza più pura. Nonostante l’inevitabilità della posa, il mio obiettivo è stato creare una camera d’aria emotiva che consentisse loro di mostrarsi nel modo più disarmante e naturale possibile. Non cercavo la performance; cercavo la persona.
La Dignità del Primo Piano
Ogni ritratto è un momento di solenne intimità. Sono volti, anime, attori che, fuori dal palcoscenico, rivelano la complessa stratificazione della loro identità al di là di qualsiasi etichetta clinica.
Queste immagini sono una testimonianza del potere rivoluzionario della semplice esistenza. Il risultato è una galleria di sguardi che impongono una pausa, che esigono un’attenzione priva di distorsioni. Il Veliero non è una serie fotografica: è un atto di profondo riconoscimento umano, un monito visivo che ricorda quanto la verità di un individuo sia sempre più ricca, forte e degna di essere vista di qualsiasi sensazionalismo.