alessandro di mise

La Missione Visiva

Mi chiamo Alessandro Di Mise (classe 1984) e sono un fotografo professionista che utilizza la scrittura come strumento di supporto e analisi. La fotografia non è per me solo una professione, ma il linguaggio primario per interagire con il mondo. Dedico la mia attenzione alla costante evoluzione di questo meraviglioso linguaggio, convinto che, sebbene una certa “vecchia” fotografia sia tramontata, l’arte della narrazione visiva sia oggi più vitale e necessaria che mai.

Le Radici e la Gavetta

Il mio percorso visivo è iniziato circa una dozzina di anni fa, spinto dalla necessità di trovare un linguaggio che potesse catturare la complessità del pensiero e la ricerca della realtà. La mia prima formazione intellettuale, in particolare l’esperienza con il disegno, mi ha insegnato l’importanza cruciale dell’equilibrio tra creatività e logica compositiva, un principio che oggi applico a ogni scatto. Le radici della mia passione affondano nell’ambiente domestico, dove la fotografia è sempre stata una presenza viva e tangibile, grazie anche a una collezione di libri che hanno plasmato la mia prima visione estetica.

La gavetta giornalistica sui media locali è stata una palestra fondamentale: ho affrontato i primi incarichi con la determinazione di superare i limiti tecnici e narrativi. Presto, però, ho compreso che la mia fotografia doveva evolvere verso una dimensione libera, autonoma e incisiva, focalizzata sulla ricerca di un’identità personale.

L'Etica del Reportage

Dopo anni trascorsi a documentare la vita quotidiana in Brianza – dalle celebrazioni locali ai grandi eventi – ho raggiunto una fase di consapevolezza etica. L’immersione in queste diverse realtà mi ha spogliato di ogni sovrastruttura, aprendomi le porte all’intimità dell’Altro. Ho compreso che il mio ruolo come fotografo è quello di fungere da testimone imparziale, mettendo da parte ogni pregiudizio per mostrare le storie delle persone e del Reale.

Attualmente, il mio lavoro è un processo continuo di fusione tra l’io e l’Altro, un tentativo di tracciare i contorni di una narrazione profonda e personale, che onori la verità del soggetto.

Istante Decisivo e Memoria

Se è vero che il mio rapporto con il futuro è conflittuale, il mio lavoro è intrinsecamente legato al tempo. Percepisco il tempo come una forza che tenta costantemente di assediare la vita e di rubare gli istanti.

In questa dimensione quasi onirica, la mia fotografia si configura come simultaneamente malattia e cura, strappo e reale. Ogni scatto è un atto di resistenza, un tentativo di afferrare l’istante decisivo prima che si trasformi in oblio. È in questo spazio di tensione tra il tutto e il niente che la mia arte trova la sua configurazione più autentica.

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