La grammatica visiva e il progetto “Bagai”

Testo a cura di Denis Curti

“L’incipit di una storia ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo narrativo. Il giornalista e lo scrittore sanno bene quanto siano importanti le prime righe per “agganciare” il proprio lettore e tenerlo ancorato. In quelle poche battute si stringe un patto emotivo tra chi racconta e chi ascolta.

La storia che ci narra Alessandro Di Mise potrebbe avere diversi punti di partenza. Anche raccontandola incominciando dalla fine, non tradirebbe mai.

Nelle sue fotografie la quantità umana si somma alle suggestioni surreali di uno sguardo capace di “rubare” attimi che, messi su carta, si trasformano in sentimenti.

Ad aprire le danze è l’immagine di una donna sulla soglia di casa e un gruppo di ragazzini in bicicletta alla sua sinistra. Difficile capire chi tra loro sia il protagonista dello scatto. Potrebbe essere una fotografia adattata per un album di famiglia o l’immagine perfetta per la cover dell’ultima proposta di qualche rapper irriverente. Pur cambiando contesto, la sua forza rimarrebbe immutata.

A seguire, altri scatti: una nuvola di fumo che incornicia un volto segnato, un tuffatore acrobatico che sfida le leggi della fisica e poi scene di vita quotidiana e molti ritratti. Attori e cantanti, ma anche rappresentanti più noti del variegato mondo della fotografia.

Il racconto si fa surreale e, a prima vista, sembra difficile trovare il bandolo. Ma non è così e questa è una delle magie della fotografia, quella di esercitare una funzione inquieta, capace di sollecitare curiosità e dialogare con l’esercizio della critica, alla ricerca continua di nuovi paradigmi.

Bagai (dal dialetto lombardo ragazzo) è un progetto fotografico che raccoglie questa sfida e che racconta della vitalità, dei sogni, ma anche delle paure e delle contraddizioni di un territorio: la Brianza, con un focus specifico su Monza. Alessandro Di Mise si muove alla stregua di uno sciamano contemporaneo capace di declinare il suo linguaggio espressivo, per svolgere una funzione di continua osservazione.

Emerge così quella che forse è la sua principale caratteristica di fotogiornalista, cioè quella sua capacità di tradurre in linguaggi espressivi le proprie necessità. A guidarlo è un “sesto senso” fatto di sguardi curiosi, di approfondimenti visivi sempre coniugati al presente e privi di nostalgia.
Le sue fotografie sono un flusso continuo. Brevi sequenze, storie minime: il tutto raccolto nel tempo di un fruscìo.

Instancabile osservatore e determinato cantastorie del nostro tempo, Alessandro Di Mise sa combinare le sue doti giornalistiche con le regole della grammatica visiva. Nelle sue immagini si percepiscono i sussulti e le sorprese percepite dal suo continuo cercare.

La sua è una fotografia totale. Una fotografia che si nutre di un’energia che prende origine da un’urgenza interiore, senza mai giudicare”.

Bagai

error: Content is protected !!