L’Irruzione del Fantasma

Non è un progetto nato in laboratorio. È nato da un’irruzione. È nato dalla sacra sfrontatezza di chi crede che le porte si aprano non solo con le chiavi, ma con la determinazione.

Ho visto l’invito, un’ombra digitale sul feed: l’happening nello studio del compianto, leggendario Gian Paolo Barbieri, con la presenza di maestri come Maurizio Galimberti. Ma ignoravo l’assenza del mio nome dalla lista. Ho indossato l’audacia di un cappello, ho imbracciato la macchina e mi sono mosso. Ero il fantasma necessario, il clandestino mosso da una fame atavica di luce e verità.

La Conversione sul Set

Ero lì, in un tempio sacro della fotografia, a scattare nell’ombra. Ma l’ombra, a volte, rivela più della piena luce. I miei scatti, l’atto stesso della mia intrusione, hanno catturato lo sguardo affilato di un altro gigante, il critico Maurizio Rebuzzini. Tragicamente scomparso troppo presto, fu lui a notare la mia furia visiva e a innescare l’impossibile.

Quell’episodio non è stato un semplice ingresso: è stato un battesimo nel fuoco. Mi ha spalancato le porte, permettendomi di accedere al sacro circolo, di osservare i grandi mentre creavano, di respirare l’aria satura di arte e storia.

Il Palcoscenico e il 50mm

E fu proprio nello studio di Barbieri che il progetto “Indovina chi viene a cena” ha preso forma estemporanea. Mi è stata affidata una Arri e, più importante, una parete spoglia. Il set era improvvisato, le regole non esistevano. Gian Paolo mi guardava, io cercavo la luce. E lui mi ha capito. Ha preso una scala, un foglio di carta velina, l’ha appoggiato sulla luce. Poi ha praticato un taglio a esse sul foglio, per far uscire una quantità di luce. La quantità di luce necessaria. Sbam.

Il mio mandato: fermare il flusso. Ho bloccato i passanti – critici, artisti, conoscenti – e li ho costretti alla confidenza. Ho avuto solo pochi secondi per annullare la distanza, per farli sentire a proprio agio. Poi, ho sparato. Con un 50 millimetri, l’occhio umano della fotografia, ho catturato la verità che si nascondeva sotto l’abito della festa.

Questa serie è l’esito di un’avventura audace: una collezione di ritratti nati dalla pura istantaneità, dalla fiducia strappata in pochi attimi, e da un colpo di mano che mi ha portato dritto al cuore pulsante della fotografia d’autore.

Indovina chi viene a cena

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